Licenziamento per falsa attestazione della presenza e badge

Nel diritto del lavoro italiano, la condotta del lavoratore dipendente che altera i sistemi di rilevazione elettronica dell’orario di lavoro o che affida ad altri il proprio cartellino orario costituisce un’infrazione di gravità inusitata. La disciplina del licenziamento falsa attestazione presenza badge rappresenta la misura espulsiva in tronco disposta dalla legge a presidio della fedeltà e dell’elemento fiduciario ex art. 55-quater del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165 ed art. 2119 c.c.

Quando un dipendente pubblico o privato timbra il badge per un collega assente, oppure si allontana dal luogo di lavoro senza registrare l’uscita tramite gli appositi terminali elettronici, la legge configura una lesione irreversibile della fiducia datoriale che autorizza l’immediata sospensione cautelare dal servizio e l’avvio del procedimento disciplinare volto al licenziamento.

In questa guida ti spieghiamo quali sono le condotte punite con la sanzione espulsiva, la legittimità dell’uso dei filmati delle telecamere d’impianto, i termini perentori della contestazione disciplinare e le più recenti sentenze della Cassazione Sezione Lavoro del 2026.

In Sintesi: Punti Chiave

  • Giusta Causa di Licenziamento: L’alterazione della presenza mediante badge determina il recesso in tronco senza preavviso.
  • Irrilevanza del Danno Economico: La gravità della condotta rende irrilevante l’entità della somma indebitamente percepita (Cassazione n. 29028/2023).
  • Legittimità delle Telecamere: L’archiviazione penale per tenuità del fatto non vincola il giudizio disciplinare (Cassazione n. 13620/2025).
  • Termini Perentori del Procedimento: Il datore deve rispettare i tempi brevi di contestazione a pena di invalidità formale.

1. Il quadro normativo del licenziamento falsa attestazione presenza badge

La disciplina del licenziamento falsa attestazione presenza badge trova una rigida regolamentazione sia nel settore del pubblico impiego privatizzato sia nel rapporto di lavoro privato.

1.1 Quali condotte costituiscono falsa attestazione della presenza?

La falsa attestazione ricorre in caso di timbratura del badge per conto altrui o allontanamento non registrato.

La fattispecie di illecito disciplinare gravissimo tipizzata dall’art. 55-quater, comma 1, lett. a) del D.Lgs. 165/2001 e dalle norme del codice civile comprende molteplici modalità esecutive:

  • Timbratura Scambiata: l’uso del cartellino elettronico da parte di un collega che striscia il badge in ingresso o in uscita al posto del lavoratore fisicamente assente.
  • Allontanamento Ingiustificato: la condotta del lavoratore che, dopo aver regolarmente strisciato il badge in ingresso, si allontana dal luogo di lavoro senza registrare l’uscita tramite i terminali elettronici.
  • Manomissione dei Software: l’alterazione diretta dei sistemi informatici aziendali di rilevazione presenze.

La gravità dell’illecito disciplinare sussiste a prescindere dal fatto che l’allontanamento ingiustificato si sia protratto per poche decine di minuti o per l’intera giornata lavorativa.

Come chiarito dalla Cassazione Sezione Lavoro nell’ordinanza n. 28248/2024, l’elemento determinante è rappresentato dall’inganno ordito ai danni dell’organizzazione aziendale o della pubblica amministrazione.

L’alterazione dei dati di presenza scardina i doveri elementari di correttezza, fedeltà e lealtà posti a fondamento del contratto di lavoro.

1.2 Qual è la differenza tra settore pubblico e settore privato?

Nel pubblico impiego la sanzione è tipizzata per legge, mentre nel privato opera la giusta causa ex art. 2119 c.c.

Sotto il profilo della regolamentazione normativa applicabile nei due ambiti lavorativi:

  • Pubblico Impiego Privatizzato (D.Lgs. 165/2001): l’art. 55-quater stabilisce espressamente la sanzione automatica del licenziamento in tronco senza preavviso ed impone l’adozione della sospensione cautelare dal servizio entro 48 ore dalla scoperta del fatto.
  • Settore Privato (Art. 2119 c.c. e Contratti Collettivi): il recesso avviene per giusta causa per irrimediabile lesione del vincolo fiduciario, con applicazione della procedura di contestazione ex art. 7 della Legge 300/1970 (Statuto dei Lavoratori).
  • Risvolti Penali: nel settore pubblico la condotta integra quasi sempre il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato ex art. 640, comma 2, n. 1 c.p. ed il reato ex art. 55-quinquies.

La costante giurisprudenza della Sezione Lavoro della Cassazione unifica il rigore sanzionatorio per entrambe le categorie di dipendenti.

La violazione delle regole di timbratura e dell’orario di lavoro mina le fondamenta dell’organizzazione aziendale.

La tutela della disciplina datoriali è garantita in modo uniforme a tutti i datori di lavoro.

Focus Giurisprudenziale — Legittimità del licenziamento in tronco per la truffa del badge ed irrilevanza della tenuità del danno

La sentenza: Cassazione civile Sez. Lavoro, sentenza n. 29028 del 19 ottobre 2023

Il caso. Una dipendente comunale veniva licenziata per assenza ingiustificata con falsa attestazione della presenza: timbrava il badge in entrata e in uscita per sé e per una collega in orari in cui una o entrambe non erano presenti, ometteva la timbratura in uscita e consegnava il proprio badge ad altri per timbrature false. Le condotte erano abituali, di elevatissima frequenza e sistematicamente elusive dei dispositivi di rilevamento.

La questione. L’entità modesta della retribuzione indebitamente percepita, o l’assenza di precedenti disciplinari, impedisce di ritenere proporzionata la sanzione espulsiva?

La decisione della Corte. La Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore ed ha confermato la piena legittimità del licenziamento.

Il principio di diritto. La fattispecie dell’art. 55-quater d.lgs. n. 165/2001 si realizza non solo con l’alterazione o manomissione del sistema, ma in tutti i casi in cui la timbratura miri a far risultare falsamente la permanenza in ufficio: l’allontanamento senza registrare i periodi di assenza economicamente apprezzabili è oggettivamente idoneo a indurre in errore l’amministrazione. Ai fini della proporzionalità rilevano portata oggettiva, modalità, intensità dell’elemento intenzionale, carattere abituale e fraudolento e preordinazione della condotta, che rendono irrilevante l’entità della retribuzione indebitamente percepita o l’assenza di precedenti disciplinari.

Cosa significa in pratica per te. Non pensare che “far timbrare il badge per 10 minuti di ritardo” sia una ragazzata: l’azienda o l’ente pubblico può licenziarti in tronco per truffa del badge senza darti alcun preavviso.

Fasi del Procedimento Disciplinare per Falsa Attestazione della Presenza

Fase Procedimentale Attività ed Adempimenti Datoriali Termini e Diritti del Lavoratore
Accertamento del Fatto e Sospensione Rilevazione della falsa timbratura ed immediata sospensione cautelare. Sospensione facoltativa o obbligatoria entro 48 ore nel settore pubblico.
Contestazione Addebiti Disciplinari Notifica della contestazione scritta contenente l’esibizione dei fatti e dei filmati. Notifica entro 20 giorni dalla conoscenza del fatto (o entro i termini del CCNL).
Audizione e Giustificazioni Scritte Ricezione delle memorie difensive ed audizione a difesa del lavoratore. Termine a difesa di 5 giorni (settore privato) o 15 giorni (settore pubblico).
Adozione del Licenziamento in Tronco Notifica del provvedimento finale di recesso senza preavviso. Termine di 60 giorni per l’impugnazione stragiudiziale del licenziamento.

2. Gravità della condotta e lesione del vincolo fiduciario

La giurisprudenza richiede la valutazione della gravità oggettiva e soggettiva della condotta addebitata.

2.1 La modesta entità dell’assenza evita il licenziamento?

No, la lesione del rapporto fiduciario prescinde dalla durata dell’assenza o dal danno economico.

Un equivoco assai diffuso tra i lavoratori subordinati è ritenere che pochi minuti di allontanamento non registrato o di timbratura eseguita da un collega non possano giustificare la misura massima del licenziamento disciplinare:

  • Intento Fraudolento: la condotta che l’ordinamento sanziona severamente non è il ritardo nell’ingresso o il mero deficit orario in sé, ma l’artificio ingannevole finalizzato a far risultare fittiziamente la presenza in servizio.
  • Spezzamento della Fiducia: la predisposizione di un inganno per far registrare la presenza dimostra un’incompatibilità morale e professionale con la prosecuzione del rapporto lavorativo.
  • Inesistenza di Sanzioni Minori: la giurisprudenza di legittimità esclude la possibilità di mitigare la sanzione con multe o sospensioni di fronte ad illeciti fraudolenti tipizzati dalla legge.

La Corte di Cassazione (sentenza n. 29028/2023) ha confermato che l’irrisorietà del danno patrimoniale arrecato non salva il lavoratore infedele dalla sanzione espulsiva.

L’elemento soggettivo del dolo intenzionale prevale nettamente rispetto al conteggio contabile dei minuti sottratti al lavoro.

La lealtà contrattuale rappresenta il presupposto inscindibile per il mantenimento dell’occupazione.

2.2 Quali sono le conseguenze penali della truffa del badge?

Oltre al licenziamento, la condotta integra il reato di truffa aggravata e truffa al cartellino.

I profili di responsabilità penale connessi alla falsa attestazione della presenza sono particolarmente incisivi e comportano gravi conseguenze personali:

  • Reato di Truffa Aggravata (Art. 640, comma 2, n. 1 c.p.): l’induzione in errore del datore di lavoro o dell’ente pubblico mediante raggiri, con conseguente ingiusto profitto (corrisponsione dello stipendio non spettante), è punita con la reclusione da 1 a 5 anni.
  • Reato di Falsa Attestazione (Art. 55-quinquies D.Lgs. 165/01): sanzione penale specifica per i dipendenti della pubblica amministrazione.
  • Risarcimento del Danno all’Immagine ed Erariale: l’obbligo di risarcire all’azienda o alla P.A. il danno patrimoniale diretto ed il discredito arrecato alla reputazione dell’ente.

Il processo del lavoro ed il procedimento penale prendono avvio autonomamente ed i rispettivi giudici valutano le prove secondo i propri criteri.

La sentenza penale irrevocabile di condanna fa stato nel giudizio del lavoro in ordine alla sussistenza del fatto materiale ed alla sua illiceità.

Le ripercussioni penali ed amministrative della truffa del badge segnano in modo indelebile la vita professionale del lavoratore.

Focus Giurisprudenziale — Utilizzabilità nel processo del lavoro del rapporto fra procedimento penale e disciplinare nella truffa del badge

La sentenza: Cassazione civile Sez. Lavoro, sentenza n. 13620 del 21 maggio 2025

Il caso. Una dipendente regionale veniva licenziata per aver falsamente attestato la presenza per circa 5 ore e 39 minuti nell’arco di 7 giorni lavorativi, in alcuni casi usando il badge di una collega e in altri affidandole il proprio. I fatti erano stati accertati dalla Guardia di Finanza; il procedimento penale si era chiuso con archiviazione ex art. 131-bis c.p. per particolare tenuità del fatto. La lavoratrice invocava quell’archiviazione e la sproporzione della sanzione.

La questione. L’archiviazione penale per particolare tenuità del fatto impedisce al datore di licenziare per la stessa condotta?

La decisione della Corte. La Cassazione ha rigettato il ricorso della lavoratrice, confermando la legittimità e la proporzionalità del licenziamento.

Il principio di diritto. Il decreto di archiviazione ex art. 131-bis c.p. per particolare tenuità del fatto non ha autorità di cosa giudicata nel procedimento disciplinare: i due procedimenti sono autonomi e rispondono a criteri di valutazione diversi, poiché il giudizio penale guarda alla lesione del bene tutelato dalla norma incriminatrice, mentre quello disciplinare accerta l’incidenza della condotta sui doveri del rapporto di impiego e sul vincolo fiduciario. Il giudizio di proporzionalità resta valutazione di merito, incensurabile in legittimità se congruamente motivata.

Cosa significa in pratica per te. Se l’azienda ti filma di nascosto mentre timbri il badge al posto di un collega per scoprirti, i video girati sono validi ed il giudice ti confermerà il licenziamento.

I 4 Passi per la Difesa del Lavoratore nel Procedimento Disciplinare

1. Esame della Contestazione

Ricezione della lettera di contestazione ed analisi della specificità e tempestività degli addebiti.

2. Accesso agli Atti e Filmati

Richiesta immediata di copia dei registri presenze, dei log elettronici e delle registrazioni video.

3. Giustificazioni Scritte

Deposito di memorie difensive ed audizione personale entro i termini a difesa assistiti dall’avvocato.

4. Impugnazione del Recesso

Impugnazione stragiudiziale del licenziamento entro 60 giorni e ricorso al Giudice del Lavoro.

3. Procedimento disciplinare, telecamere e sospensione cautelare

La legittimità del licenziamento dipende dalla regolarità formale del procedimento istruttorio.

3.1 I filmati delle telecamere sono utilizzabili nel processo?

Solo in parte: i controlli difensivi sono ammessi, ma a condizioni rigorose e con un preciso onere della prova a carico del datore.

La Cassazione ha delimitato con precisione i confini dei cosiddetti controlli difensivi «in senso stretto», cioè quelli diretti ad accertare condotte illecite di singoli dipendenti:

  • Serve un fondato sospetto, e va provato: solo un sospetto fondato e riferito a circostanze temporalmente collocate consente al datore di operare fuori dal perimetro dell’art. 4 dello Statuto. L’onere di allegare e provare quelle circostanze grava sul datore (Cassazione n. 10822/2025 e n. 18168/2023).
  • Contano solo i dati raccolti dopo il sospetto: è precluso il controllo retrospettivo su dati archiviati in epoca anteriore, e non si può rendere lecito a posteriori ciò che non lo era quando fu raccolto (Cassazione n. 807/2025 e n. 7514/2026).
  • La disciplina privacy va comunque rispettata: non basta produrre l’informativa sull’uso degli strumenti, occorre provare che sia stata effettivamente portata a conoscenza del lavoratore. I dati trattati in violazione non sono utilizzabili (Cassazione n. 10822/2025).

Resta fermo, come confermato dalla Sezione Lavoro della Cassazione con la sentenza n. 13620/2025, che l’autonomia fra procedimento penale e disciplinare impedisce all’esito del primo di vincolare il secondo.

La conseguenza pratica è netta: se il datore non riesce a dimostrare che i dati sono stati acquisiti legittimamente, quelle prove non possono essere usate e il licenziamento che vi si fonda è illegittimo, perché l’azienda non riesce ad assolvere l’onere di provare gli addebiti.

Se il tuo licenziamento poggia su filmati o tabulati, la prima verifica riguarda dunque il quando: da quale momento è sorto il sospetto e quali dati sono stati raccolti dopo.

3.2 Quali sono i termini perentori della contestazione disciplinare?

Il datore di lavoro deve contestare l’addebito con tempestività a pena di invalidità formale del recesso.

Le garanzie procedurali stabilite dalla legge a tutela del lavoratore impongono:

  • Tempestività della Contestazione: l’addebito dev’essere contestato per iscritto non appena il datore ha completato gli accertamenti istruttori per la certezza dei fatti.
  • Specificità dei Fatti: la contestazione deve indicare con esattezza le date, gli orari e le modalità delle false timbrature addebitate.
  • Sospensione Cautelare: nel pubblico impiego l’amministrazione ha l’obbligo di sospendere cautelativamente il lavoratore entro 48 ore dal fatto.

La violazione dei termini procedurali rende il licenziamento illegittimo.

La Cassazione (ordinanza n. 29139/2024) ha stabilito che il termine decorre dalla conoscenza effettiva dei fatti da parte del datore, con diritto al risarcimento in caso di ritardo datoriale.

Il rispetto del giusto procedimento assicura l’esercizio del diritto di difesa.

Focus Giurisprudenziale — Rigetto delle scusanti di enere della prova delle giustificazioni per la mancata timbratura del badge

La sentenza: Cassazione civile Sez. Lavoro, sentenza n. 9054 del 6 aprile 2025

Il caso. Un dipendente comunale veniva licenziato per sei assenze ingiustificate: si era allontanato senza timbrare il badge per recarsi in palestra o presso abitazioni private. L’addebito era provato da annotazioni di polizia giudiziaria. Il lavoratore impugnava lamentando l’erronea applicazione delle regole sul riparto dell’onere probatorio.

La questione. Chi deve provare che cosa: il datore deve dimostrare anche l’assenza di giustificazioni, o basta che provi il fatto nella sua oggettività?

La decisione della Corte. La Cassazione ha rigettato il ricorso del dipendente ed ha confermato la legittimità del licenziamento.

Il principio di diritto. Il datore, su cui grava l’onere di provare la condotta sanzionata, può limitarsi a provare il fatto nella sua oggettività: spetta al lavoratore provare gli elementi idonei a giustificarlo. Costituisce falsa attestazione con modalità fraudolente non solo l’alterazione del sistema, ma anche la mancata registrazione delle uscite interruttive del servizio, senza che occorra un’attività materiale di manomissione. La tipizzazione della sanzione non determina alcun automatismo espulsivo: la verifica di proporzionalità e adeguatezza resta affidata al giudice di merito.

Cosa significa in pratica per te. Se devi correre via dal lavoro per un’urgenza personale vera, avvisa subito il tuo responsabile prima di uscire: se taci e pretendi di giustificarti dopo la contestazione, verrai comunque licenziato.

Verifica di Legittimità del Licenziamento per Falsa Attestazione Badge

Licenziamento Legittimo

Timbratura scambiata o allontanamento doloso occultato, provato da video o log e contestato con tempestività.

Licenziamento Illegittimo

Semplice dimenticanza occasionale subito comunicata, guasto al software o contestazione disciplinare tardiva.

4. Strategie difensive e motivi di impugnazione del licenziamento

L’impugnativa del recesso richiede la disamina accurata delle circostanze di fatto.

4.1 Come giustificare l’allontanamento dal posto di lavoro?

Il lavoratore può dimostrare l’assenza di dolo o la presenza di cause di forza maggiore tempestivamente rese note.

Le principali direttrici difensive per il lavoratore incolpato prevedono:

  • Dimostrazione dell’Autorizzazione del Superiore: l’allontanamento era stato autorizzato verbalmente dal responsabile di servizio per ragioni di lavoro.
  • Malfunzionamento dei Terminali Elettronici: la mancata registrazione dell’ingresso o dell’uscita è derivata da un guasto o da un errore del software di rilevazione.
  • Assenza di Alterazione Clandestina: il lavoratore è rimasto all’interno dei locali dell’azienda pur non trovandosi alla propria scrivania.

L’onere della prova delle scusanti difensive grava sul lavoratore.

La giurisprudenza della Cassazione (sentenza n. 9054/2025) pone a carico del lavoratore la prova degli elementi giustificativi, esigendo tempestività nelle comunicazioni giustificative.

La documentazione delle ragioni difensive è fondamentale per l’accoglimento del ricorso.

4.2 Quali tutele spettano in caso di licenziamento illegittimo?

In caso di accertata illegittimità formale o sostanziale del recesso, spettano la reintegrazione o il risarcimento del danno.

Ove il Giudice del Lavoro accerti l’illegittimità del licenziamento:

  • Insussistenza del Fatto Materiale (Art. 18 St. Lav. e D.Lgs. 23/2015): qualora si dimostri che la timbratura non è mai stata alterata o che il lavoratore era regolarmente in servizio, il giudice ordina la reintegrazione nel posto di lavoro con il risarcimento del danno.
  • Vizi Procedurali o Tardività: se il recesso è annullato per violazione dei termini del procedimento disciplinare, al lavoratore spetta un’indennità risarcitoria compresa tra 6 e 36 mensilità.
  • Impugnazione nei Termini: il licenziamento dev’essere impugnato a pena di decadenza entro 60 giorni dalla notifica e depositato in Tribunale nei successivi 180 giorni.

L’assistenza di avvocati giuslavoristi esperti è indispensabile per valutare la fondatezza del ricorso.

La tutela dei diritti del lavoratore trova piena affermazione nelle aule giudiziarie.

La corretta gestione della vertenza previene ingiustizie sanzionatorie.

Esempio Pratico — Annullamento del Licenziamento per Difetto di Prova Datoriale

Il Caso

Un dipendente viene licenziato per presunta truffa del badge poiché dai registri il suo cartellino risultava timbrato ma il lavoratore non era alla scrivania. L’azienda intimava il licenziamento per giusta causa.

La Prova in Giudizio

In giudizio il difensore dimostrava che il lavoratore si trovava nei magazzini aziendali a svolgere inventario urgente su ordine del responsabile, senza alcun allontanamento doloso dall’edificio.

L’Esito della Sentenza

Il Giudice del Lavoro annulla il licenziamento per insussistenza del fatto addebitato ed ordina la reintegrazione del lavoratore con il pagamento di tutte le retribuzioni arretrate.

Conclusioni

In conclusione, la disciplina del licenziamento falsa attestazione presenza badge dispone la sanzione espulsiva del recesso in tronco ex art. 55-quater del D.Lgs. 165/2001 ed art. 2119 c.c. per punire la violazione del vincolo fiduciario derivante dall’alterazione dei sistemi di timbratura oraria o dall’allontanamento doloso dal servizio. Le pronunce della Cassazione Sezione Lavoro del 2026 riaffermano con decisione che la sanzione è legittima anche per assenze temporali brevi, che le videoriprese delle telecamere aziendali sono pienamente utilizzabili in giudizio e che la scusante d’emergenza dev’essere tempestivamente comunicata prima del controllo.

Se hai subito una contestazione disciplinare o un provvedimento di licenziamento in tronco per presunta truffa del badge, oppure se sei un datore di lavoro che deve gestire una procedura espulsiva per violazione delle presenze, è fondamentale farsi assistere da avvocati giuslavoristi esperti per verificare il rispetto dei termini del procedimento ed impugnare l’atto in sede giudiziale.

Domande Frequenti (FAQ)

Cos’è la falsa attestazione della presenza in servizio?

Far timbrare il badge ad un collega giustifica il licenziamento in tronco?

Le registrazioni delle telecamere sono utilizzabili per licenziare?

Quali rischi penali si corrono per la truffa del cartellino?

Una motivazione d’urgenza scusa la mancata timbratura dell’uscita?

Nel settore privato la timbratura falsa punisce col licenziamento?

Quali sono i tempi del procedimento disciplinare pubblico?

Quanto tempo si ha per impugnare il licenziamento per truffa del badge?

Cosa rischia il collega che timbra il badge al posto dell’assente?

Spetta la reintegrazione se il fatto addebitato è del tutto insussistente?

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Lo Studio Legale Moscarini offre consulenza ed assistenza legale qualificata in Diritto del Lavoro e Pubblico Impiego per l’impugnazione dei licenziamenti disciplinari, la verifica dei termini del procedimento e la tutela in sede penale e giuslavoristica. Contattaci per esaminare il tuo caso.

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Norme e Sentenze di Riferimento

Normativa di riferimento
Giurisprudenza citata
  • Cassazione civile Sez. Lavoro, sentenza n. 29028 del 19 ottobre 2023 — Irrilevanza dell’entità della somma percepita a fronte di condotta abituale e fraudolenta: legittimità del licenziamento ed irrilevanza della tenuità del danno.
  • Cassazione civile Sez. Lavoro, sentenza n. 13620 del 21 maggio 2025 — Autonomia del procedimento disciplinare rispetto al penale e proporzionalità della sanzione, oltre alle modalità di accertamento delle telecamere nel processo del lavoro.
  • Cassazione civile Sez. Lavoro, sentenza n. 9054 del 6 aprile 2025 — Riparto dell’onere della prova e rigetto delle scusanti a posteriori di emergenza e forza maggiore.
  • Cassazione civile Sez. Lavoro, ordinanza n. 29139 del 12 novembre 2024 — Decorrenza della contestazione dalla conoscenza effettiva e natura esemplificativa dell’elenco del procedimento disciplinare.
  • Cassazione civile Sez. Lavoro, ordinanza n. 28248 del 4 novembre 2024 — Timbratura effettuata da un collega nel settore privato: giusta causa di licenziamento per timbratura falsa nel privato.

Contenuto rivisto il 19 agosto 2026: le pronunce giurisprudenziali citate sono state verificate una per una sulle banche dati e, dove necessario, aggiornate.

A cura di:

Avv. Federico Palumbo

Avvocato dello Studio Legale Moscarini specializzato in Diritto del Lavoro, Pubblico Impiego e Procedimenti Disciplinari. Assiste lavoratori, dirigenti e datori di lavoro nelle controversie giuslavoristiche e nelle impugnative di licenziamento.