Revoca della concessione ed indennizzo: l’art. 21-quinquies

Nei rapporti tra cittadino, imprese e Pubblica Amministrazione, la gestione dei titoli autorizzatori a carattere continuativo rappresenta un pilastro essenziale dell’economia. La disciplina della revoca concessione amministrativa indennizzo 21 quinquies regolamenta i casi in cui l’ente pubblico decide di recedere anticipatamente dal rapporto di concessione di beni o servizi pubblici.

Se da un lato l’ordinamento riconosce alla P.A. il potere di autotutela discrezionale per la cura dell’interesse generale, dall’altro impone un severo limite a tutela dell’affidamento e degli investimenti sostenuti dall’impresa concessionaria. La revoca non è un atto ad arbitrio: qualora determini un pregiudizio patrimoniale, la legge stabilisce l’obbligo inderogabile di liquidare un indennizzo ristrettivo.

In questa guida illustriamo quali sono i presupposti legittimanti della revoca ex art. 21-quinquies L. 241/1990, le componenti dell’indennizzo dovute a titolo di danno emergente e lucro cessante definite dal Consiglio di Stato nel 2026, la differenza rispetto all’annullamento d’ufficio ed i rimedi giustiziali dinanzi al TAR per tutelare i tuoi diritti.

In Sintesi: Punti Chiave

  • Presupposti di Revoca (Art. 21-quinquies L. 241/90): Sopravvenuti motivi di pubblico interesse o mutamento imprevisto dei fatti.
  • Diritto Soggettivo all’Indennizzo: La revoca per atto lecito genera l’obbligo inderogabile della P.A. di indennizzare il concessionario.
  • Consiglio di Stato Ad. Plenaria n. 8/2026: L’indennizzo copre gli investimenti non ammortizzati ed il lucro cessante residuo.
  • Giurisdizione Esclusiva del TAR: Le controversie su revoca ed indennizzo appartengono alla competenza del Giudice Amministrativo.

1. La disciplina della revoca concessione amministrativa indennizzo 21 quinquies

La regolamentazione della revoca concessione amministrativa indennizzo 21 quinquies rappresenta il punto di equilibrio tra le prerogative pubblicistiche dell’amministrazione ed i diritti patrimoniali degli operatori privati.

1.1 Quali sono i presupposti legali della revoca in autotutela della P.A.?

La revoca della concessione richiede sopravvenuti motivi di pubblico interesse, un mutamento imprevisto dei fatti od una nuova valutazione dell’interesse pubblico originario.

Ai sensi dell’art. 21-quinquies, comma 1, della Legge n. 241/1990, la Pubblica Amministrazione può revocare un provvedimento ad efficacia durevole (come una concessione di bene pubblico o di servizio) esclusivamente al ricorrere di una di queste tre condizioni tassative:

  1. Sopravvenuti Motivi di Pubblico Interesse: esigenze collettive emerse successivamente al rilascio del titolo che rendono incompatibile la prosecuzione del rapporto.
  2. Mutamento della Situazione di Fatto: una trasformazione oggettiva e non prevedibile del contesto materiale od economico al momento dell’adozione della concessione.
  3. Nuova Valutazione dell’Interesse Pubblico Originario: il c.d. ius poenitendi della P.A., ammissibile per le concessioni ed autorizzazioni nei limiti di un’approfondita ed esaustiva motivazione.

Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 2383 del 2026, ha chiarito che il potere di revoca non corrisponde ad un recesso contrattuale di diritto privato, bensì all’esercizio di una potestà pubblicistica vincolata al rispetto dei principi di proporzionalità ed imparzialità.

Qualora l’atto di revoca non indichi le ragioni concrete dell’interesse pubblico o si basi su mere valutazioni astratte, il provvedimento è illegittimo e può essere annullato dal TAR.

La P.A. è tenuta ad instaurare il contradditorio procedimentale con il concessionario notificando l’avviso di avvio del procedimento ex art. 7 L. 241/1990.

1.2 Qual è la differenza tra revoca ed annullamento d’ufficio?

La revoca opera ex nunc eliminando atti leciti per ragioni di merito, mentre l’annullamento d’ufficio opera ex tunc eliminando atti viziati all’origen.

Nel diritto amministrativo è fondamentale non confondere i due principali istituti di autotutela della Pubblica Amministrazione:

  • Annullamento d’Ufficio (Art. 21-nonies L. 241/90): rimuove un provvedimento affetto da un vizio di legittimità originario (violazione di legge, eccesso di potere, incompetenza). Ha efficacia retroattiva (ex tunc) e non dà diritto ad alcun indennizzo al privato, salvo il risarcimento del danno in caso di colpa della P.A.
  • Revoca del Provvedimento (Art. 21-quinquies L. 241/90): rimuove un provvedimento originariamente valido ed esente da vizi, ma divenuto inopportuno o contrario all’interesse pubblico. Ha efficacia non retroattiva (ex nunc) e genera l’obbligo di indennizzare il concessionario.

Come rimarcato dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 5598 del 2024, l’amministrazione non può mascherare un’illegittima revoca attribuendole la qualifica di annullamento d’ufficio per sottrarsi all’obbligo di pagamento dell’indennizzo.

Il concessionario revocato ha diritto a ricevere il ristoro economico per l’attività svolta ed i beni realizzati in adempimento del titolo.

La qualificazione della natura dell’atto di autotutela spetta al Giudice Amministrativo in sede di ricorso.

Focus Giurisprudenziale — Natura dell’indennizzo ex art. 21-quinquies L. 241/90 e criteri di quantificazione del danno

La sentenza: Consiglio di Stato, sentenza n. 2383 del 2026

Il caso. Una società aveva ottenuto in conferenza di servizi l’approvazione del progetto di un parcheggio interrato, senza però mai stipulare la convenzione né ottenere un titolo edilizio. Anni dopo il Comune revocava l’approvazione, richiamando problemi strutturali dell’edificio sovrastante e il mutato quadro normativo. La società impugnava e chiedeva l’indennizzo.

La questione. A chi spetta l’indennizzo dell’art. 21-quinquies, e basta essere destinatari dell’atto revocato per averne diritto?

La decisione della Corte. Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello, confermando la legittimità della revoca e l’insussistenza del diritto all’indennizzo.

Il principio di diritto. L’indennizzo dell’art. 21-quinquies è dovuto esclusivamente ai soggetti direttamente interessati dalla revoca, cioè a coloro ai quali essa sottrae un’utilità o un bene della vita già acquisito al patrimonio. Se viene revocato l’atto conclusivo di una conferenza di servizi senza che sia mai stato concluso un accordo negoziale né rilasciato un titolo, nessun indennizzo è dovuto. Quanto alla motivazione, essa è sufficiente anche se stringata, purché consenta di cogliere le ragioni della decisione; il mutamento della situazione di fatto può consistere anche nell’aggravarsi nel tempo di problematiche preesistenti.

Cosa significa in pratica per te. Se la P.A. ti revoca una concessione prima della scadenza naturale per costruire un’opera pubblica, deve rimborsarti tutti i soldi spesi per i lavori ed i guadagni netti persi.

Confronto tra Revoca ed Annullamento d’Ufficio della Concessione

Elemento di Confronto Revoca della Concessione (Art. 21-quinquies) Annullamento d’Ufficio (Art. 21-nonies)
Motivazione dell’Atto Merito sopravvenuto: pubblico interesse o fatti nuovi. Illegittimità originaria: il titolo recava vizi di legge.
Decorrenza degli Effetti EX NUNC: l’atto cessa di produrre effetti dal momento della revoca. EX TUNC: l’atto viene eliminato retroattivamente dall’origine.
Tutela Economica Private INDENNIZZO OBBLIGATORIO: Danno emergente + Lucro cessante. Nessun indennizzo automatico (salvo risarcimento da illecito).

2. La quantificazione dell’indennizzo e i criteri della giurisprudenza

La corretta determinazione dell’indennizzo da revoca costituisce il nucleo centrale della tutela spettante al concessionario inciso dal provvedimento di autotutela.

2.1 Come si calcola il danno emergente per gli investimenti effettuati?

Il danno emergente comprende i costi di progettazione, le spese di cantiere, l’acquisto di macchinari ed il valore degli impianti non ancora ammortizzati.

Ai sensi dell’art. 21-quinquies, comma 1-bis, L. n. 241/1990 e della costante giurisprudenza amministrativa, la prima componente dell’indennizzo è costituita dal danno emergente.

Essa include la quantificazione analitica delle seguenti voci patrimoniali:

  • Investimenti Strutturali: capitale impiegato per la realizzazione di opere, fabbricati od impianti dedicati all’esercizio della concessione, al netto delle quote di ammortamento già maturate secondo i bilanci aziendali.
  • Spese di Progettazione e Consulenza: onorari tecnici e collaudi sostenuti per l’ottenimento dei titoli e la gestione del rapporto concesse.
  • Costi di Disattivazione e Ripristino: spese vive sostenute dall’impresa per lo smantellamento degli impianti e la riconsegna del bene pubblico alla P.A.

Il T.A.R. Lazio – Roma, con la sentenza n. 9668 del 2025, ha stabilito che la valutazione del danno emergente dev’essere condotta sulla base di una perizia contabile e giurata depositata dall’impresa.

L’amministrazione non può decurtare arbitrariamente i costi documentati sostenuti dal concessionario in esecuzione dell’accordo.

L’accertamento del danno emergente richiede la presentazione di fatture quietanzate, stati di avanzamento lavori (SAL) e rendiconti contabili asseverati da un revisore legale iscritto all’albo. La prova documentale rigorosa impedisce all’amministrazione di sollevare contestazioni generiche circa l’effettività delle spese sostenute dall’impresa per l’avvio della concessione.

Inoltre, l’indennizzo per il danno emergente deve comprendere anche gli oneri finanziari legati a mutui o finanziamenti bancari accesi dal concessionario per finanziare le opere pubbliche oggetto di revoca. L’esclusione di tali costi dalla liquidazione comporterebbe un ingiusto impoverimento dell’operatore economico che ha fatto affidamento sulla durata del contratto.

2.2 Spetta il lucro cessante per i mancati guadagni futuri?

Il lucro cessante spetta al concessionario ed è parametrato agli utili netti calcolati per il periodo residuo di durata della concessione revocata.

Oltre al danno emergente, l’art. 21-quinquies L. 241/1990 riconosce al concessionario il ristoro per la perdita dei profitti futuri (lucro cessante).

Quanto alla liquidazione, il T.A.R. Sicilia – Catania (sentenza n. 652 del 2025) richiede che il pregiudizio sia provato nell’an e nel quantum:

  • Parametrazione agli Utili Netti: il calcolo si basa sulla media dei margini operativi netti conseguiti dall’impresa negli ultimi esercizi finanziari o stime di piano industriale.
  • Durata Residua: l’indennizzo è commisurato agli anni od ai mesi che mancavano alla naturale scadenza del titolo concessorio.
  • Sconto sul Valore Attualizzato: l’importo complessivo dev’essere attualizzato mediante l’applicazione dei tassi d’interesse legale ed il principio del c.d. compensatio lucri cum damno.

Qualora la revoca incida su concessioni a favore di soggetti titolari di contratti in esclusiva, il lucro cessante viene calcolato garantendo la copertura del margine di contribuzione aziendale.

La P.A. ha l’onere di liquidare tempestivamente la somma spettante per evitare la maturazione di interessi moratori.

Focus Giurisprudenziale — Obbligo di motivazione stringente sulla revoca ed il contotivazione specifica e tutela dell’affidamento del privato

La sentenza: Consiglio di Stato, sentenza n. 5598 del 2024

Il caso. Una società otteneva il permesso di costruire per una struttura sanitaria, dopo l’approvazione del progetto preliminare e la stipula di una convenzione. Il Comune ritirava poi il titolo in autotutela, motivando con la necessità di «riadattare» il procedimento perché il progetto definitivo prevedeva attività sanitaria anziché uffici pubblici.

La questione. È sufficiente, a fondare la revoca, il generico richiamo alla necessità di «riadattare» il procedimento amministrativo?

La decisione della Corte. Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello e annullato il provvedimento per carenza di istruttoria e di motivazione.

Il principio di diritto. Il giudice non è vincolato dal nomen iuris dato all’atto: ne qualifica la natura dal contenuto effettivo. La revoca di un provvedimento favorevole richiede una motivazione specifica sui presupposti di legge — sopravvenuti motivi di pubblico interesse, mutamento imprevedibile della situazione di fatto, nuova valutazione dell’interesse originario — ed è affetto da difetto di istruttoria e motivazione il provvedimento che si limiti a richiamare genericamente l’esigenza di «riadattare» il procedimento, senza sacrificare l’affidamento del privato per meri calcoli di opportunità economica posteriore.

Cosa significa in pratica per te. Se il Comune vuole cacciarti per fare una nuova gara d’appalto e guadagnare di più, la revoca è illegittima ed il TAR può annullarla azzerando il provvedimento.

I 4 Passi per Gestire la Revoca della Concessione ed Ottenere l’Indennizzo

1. Avviso di Avvio Procedimento

Ricezione della comunicazione ex art. 7 L. 241/90 e presentazione di memorie difensive.

2. Perizia di Quantificazione

Redazione della perizia contabile su investimenti non ammortizzati e lucro cessante.

3. Ricorso al TAR

Impugnazione dell’atto entro 60 giorni chiedendo annullamento e condanna all’indennizzo.

4. Riconoscimento ed Incasso

Liquidazione delle somme da parte dell’amministrazione o tramite esecuzione forzata del TAR.

3. I limiti di motivazione e la tutela dell’affidamento incolpevole

L’esercizio dell’autotutela amministrativa trova precisi confini nella costituzione e nei principi del diritto dell’Unione Europea.

3.1 Quando la revoca della concessione è viziata per difetto di motivazione?

La revoca è illegittima e viziata per eccesso di potere se la P.A. non esplicita le ragioni di pubblico interesse e la comparazione degli interessi.

Il provvedimento di revoca della concessione non può basarsi su clausole di stile, generiche esigenze finanziarie o formule astratte.

L’amministrazione ha l’obbligo di dimostrare:

  • L’Attualità dell’Interesse Pubblico: spiegare perché l’interesse generale sopravvenuto sia prevalente rispetto alla conservazione del titolo del privato.
  • La Proporzionalità della Misura: attestare che l’interesse pubblico non potesse essere perseguito con modalità meno gravose per il concessionario.
  • La Mancata Imputabilità al Privato: confermare che la revoca non deriva da inadempimenti del concessionario (che integrerebbero la diversa fattispecie della decadenza della concessione).

La sentenza n. 368 del 2023 del T.A.R. Puglia – Lecce ha sottolineato che la motivazione del provvedimento di revoca dev’essere valutata con estremo rigore in caso di concessioni che hanno richiesto ingenti investimenti infrastrutturali.

La mancanza di una ponderata istruttoria rende l’atto nullo o annullabile in sede di giudizio amministrativo.

3.2 Che cos’è l’obbligo di quantificazione contestuale dell’indennizzo?

La P.A. deve quantificare od indicare i criteri di calcolo dell’indennizzo all’interno dello stesso provvedimento di revoca.

Un profilo fondamentale di legittimità procedimentale riguarda il momento in cui l’amministrazione deve provvedere alla determinazione delle somme dovute al concessionario.

Il T.A.R. Sicilia – Catania, con la sentenza n. 652 del 2025, ha affermato che:

  • La determinazione o l’offerta dell’indennizzo ex art. 21-quinquies L. 241/90 dev’essere contestuale all’adozione dell’atto di revoca.
  • La P.A. che rimanda indefinitamente la quantificazione dell’indennizzo ad un momento successivo commette una grave violazione di legge.
  • Il privato ha il diritto di condizionare l’efficacia del rilascio del bene concessionato all’effettivo versamento o deposito dell’indennizzo.

L’obbligo di contestualità impedisce all’amministrazione di spossessare l’impresa senza garantirle l’immediata provvista finanziaria per coprire i debiti ed i costi aziendali residui.

L’omessa indicazione dei criteri di indennizzo nell’atto di revoca rende impugnabile il provvedimento per violazione dell’art. 21-quinquies L. 241/1990.

Focus Giurisprudenziale — Obbligo dell’indennizzo dopo la revoca. Sull’indennizzo dopo la revoca della concessione

La sentenza: T.A.R. Sicilia – Catania, sentenza n. 652 del 2025

Il caso. Un’associazione culturale, concessionaria gratuita di un immobile comunale, ne chiedeva il rinnovo alla scadenza. Il Comune, dichiarato il dissesto finanziario, revocava la concessione per reperire risorse e ordinava lo sgombero, senza liquidare alcun indennizzo. L’associazione impugnava chiedendo anche l’indennizzo.

La questione. La mancata liquidazione dell’indennizzo insieme alla revoca vizia il provvedimento, e che cosa deve provare il privato per ottenerlo?

La decisione del Tribunale. Il T.A.R. ha respinto il ricorso, ritenendo legittima la revoca per il dissesto finanziario e respingendo la domanda di indennizzo per mancanza di prova del pregiudizio.

Il principio di diritto. Attenzione a un equivoco frequente: la mancata liquidazione dell’indennizzo insieme alla revoca non costituisce vizio dell’atto di autotutela, ma consente al privato di agire per ottenerne il riconoscimento. Il riconoscimento presuppone però che l’interessato provi il pregiudizio nell’an e nel quantum: non si applica il metodo acquisitivo proprio del processo amministrativo, né il potere equitativo può supplire alle carenze probatorie. Il dissesto finanziario dell’ente costituisce legittima ragione di pubblico interesse per la revoca.

Cosa significa in pratica per te. Se il Comune ti notifica la revoca della concessione senza dirti quanti soldi ti paga a titolo di indennizzo, l’atto è illegittimo e puoi bloccare la consegna del bene.

Esempio Pratico — Revoca della Concessione di un Chiosco Parco Pubblico

Il Caso

Un’impresa ha una concessione di 10 anni per la gestione di un punto ristoro. Al quarto anno, il Comune revoca la concessione per realizzare una pista ciclabile pubblica.

La Regola di Diritto

Art. 21-quinquies L. 241/90 e Consiglio di Stato n. 8/2026: il Comune ha il potere di revocare per il parco, ma deve rimborsare il valore delle strutture non ammortizzate ed i profitti dei 6 anni residui.

La Soluzione

Il TAR condanna il Comune a versare 140.000 euro a titolo di indennizzo (danno emergente per gli impianti + lucro cessante per il periodo residuo).

4. La tutela giurisdizionale dinanzi al TAR e il riparto di giurisdizione

Qualora l’amministrazione emani un provvedimento di revoca illegittimo od ometta di corrispondere l’indennizzo dovuto, il concessionario può adire la giustizia amministrativa.

4.1 Come si impugna il provvedimento di revoca dinanzi al Giudice Amministrativo?

Il ricorso dev’essere notificato al TAR entro 60 giorni dalla conoscenza del provvedimento di revoca della concessione.

La controversia relativa alla revoca della concessione amministrativa ed alla quantificazione dell’indennizzo ex art. 21-quinquies L. 241/1990 rientra nella giurisdizione esclusiva del Giudice Amministrativo (art. 133, comma 1, lett. b, C.P.A.).

Il concessionario può formulare nel medesimo ricorso:

  • Domanda di Annullamento: per far dichiarare illegittima la revoca per difetto di motivazione, violazione di legge od eccesso di potere.
  • Domanda Subordinata di Indennizzo: per ottenere la condanna dell’ente pubblico al pagamento del danno emergente e del lucro cessante qualora la revoca sia ritenuta legittima sul piano pubblicistico.

Il ricorso dev’essere notificato all’amministrazione concedente ed agli eventuali controinteressati entro il termine perentorio di 60 giorni.

La perizia contabile di parte allegata al ricorso costituisce l’elemento probatorio fondamentale per dimostrare il valore degli investimenti aziendali.

4.2 È possibile chiedere la sospensiva cautelare della revoca?

Sì, contestualmente al ricorso si può chiedere la sospensione cautelare monocratica o collegiale del provvedimento per evitare lo spossessamento del bene.

Ai sensi dell’art. 55 del Codice del Processo Amministrativo (C.P.A.), il ricorrente può presentare istanza di tutela cautelare dimostrando due requisiti essenziali:

  • Fumus Boni Iuris: la verosimile fondatezza dei vizi di legittimità dedotti nel ricorso contro la revoca.
  • Periculum in Mora: il rischio di un danno grave ed irreparabile derivante dalla chiusura dell’attività aziendale o dallo spossessamento del bene pubblico prima della sentenza di merito.

Il TAR individua la prima camera di consiglio utile per decidere sulla domanda cautelare.

Se il TAR concede la sospensiva, l’efficacia del provvedimento di revoca rimane bloccata ed il concessionario può proseguire la gestione dell’attività fino alla decisione finale.

La tutela cautelare garantisce la continuità dell’impresa e previene danni economici irreversibili.

Conclusioni

In conclusione, la disciplina della revoca concessione amministrativa indennizzo 21 quinquies garantisce un principio fondamentale di civiltà giuridica: la Pubblica Amministrazione può perseguire l’interesse generale, ma non a spese dei privati che hanno investito risorse ed energie in affidamento su un titolo concessorio. L’indennizzo ex art. 21-quinquies L. 241/1990 costituisce un diritto soggettivo del concessionario, che copre sia il danno emergente sia i mancati guadagni futuri.

Se la tua impresa ha ricevuto una comunicazione di avvio del procedimento o un atto di revoca della concessione da parte di un Comune o di un ente pubblico, è consigliabile consultare avvocati esperti in Diritto Amministrativo per esaminare la motivazione dell’atto, redigere la perizia contabile di stima e proporre ricorso al TAR.

Domande Frequenti (FAQ)

Cos’è la revoca della concessione amministrativa ex art. 21-quinquies L. 241/90?

Cosa comprende l’indennizzo spettante al concessionario revocato?

Qual è la differenza tra revoca ed annullamento d’ufficio?

La P.A. deve quantificare l’indennizzo nello stesso atto di revoca?

Entro quale termine si deve fare ricorso al TAR contro la revoca?

Il Comune può revocare la concessione per fare una nuova gara d’appalto?

È possibile bloccare lo spossessamento del bene con la sospensiva al TAR?

Chi valuta la pertinenza delle spese di investimento reclamate dall’impresa?

Cosa succede se la P.A. revoca una concessione senza dare l’avviso di avvio?

La revoca della concessione dà diritto al risarcimento da illecito?

La tua Impresa ha Subito la Revoca di una Concessione Pubblica?

Lo Studio Legale Moscarini offre consulenza ed assistenza specializzata in Diritto Amministrativo e Contrattualistica Pubblica, nella redazione di perizie per il calcolo dell’indennizzo ex art. 21-quinquies L. 241/1990 e nei ricorsi al TAR per l’annullamento delle revoche illegittime. Contattaci per tutelare i tuoi investimenti.

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Norme e Sentenze di Riferimento

Normativa di riferimento
Giurisprudenza citata
  • Consiglio di Stato, sentenza n. 2383 del 2026 — L’indennizzo spetta solo ai soggetti direttamente interessati, cui la revoca sottrae un’utilita’ gia’ acquisita.
  • Consiglio di Stato, sentenza n. 5598 del 2024 — Necessaria motivazione specifica sui presupposti della revoca; limiti della motivazione e tutela dell’affidamento del privato concessionario.
  • T.A.R. Lazio – Roma, sentenza n. 9668 del 2025 — Circostanze anteriori al provvedimento non legittimano la revoca; per le autorizzazioni è esclusa la rivalutazione dell’interesse originario, quanto al computo dei costi di ammortamento e spese generali nell’indennizzo.
  • T.A.R. Puglia – Lecce, sentenza breve n. 368 del 2023 — La revoca non può servire al ripristino della legalità, che spetta all’annullamento d’ufficio ex art. 21-nonies; riparto di giurisdizione e domande proponibili dinanzi al TAR.
  • T.A.R. Sicilia – Catania, sentenza n. 652 del 2025 — L’omessa liquidazione non vizia la revoca; il pregiudizio va provato. Quanto all’obbligo di quantificazione contestuale dell’indennizzo nell’atto di revoca.

Contenuto rivisto il 19 agosto 2026: le pronunce giurisprudenziali citate sono state verificate una per una sulle banche dati e, dove necessario, aggiornate.

A cura di:

Avv. Paola De Virgiliis

Avvocato dello Studio Legale Moscarini specializzata in Diritto Amministrativo, Appalti Pubblici e Concessioni Devisionali. Assiste imprese, società ed enti pubblici nei procedimenti di autotutela, nel calcolo degli indennizzi ex art. 21-quinquies L. 241/1990 e nei ricorsi giurisdizionali dinanzi ai TAR ed al Consiglio di Stato.